La bozza del decreto legislativo che recepisce la Direttiva UE 2023/970 su equità e trasparenza retributiva è in esame preliminare da parte del Consiglio dei Ministri; tuttavia, le aziende italiane sono ancora lontane da una piena maturità sui temi di monitoraggio, equità e trasparenza.
In questo articolo approfondiremo:
- Trasparenza retributiva: analisi su oltre 1.000 aziende
- Gli approcci alla direttiva
- Trasparenza retributiva: il nostro commento
Trasparenza retributiva: la nostra analisi su oltre 1.000 aziende
Dalla nostra analisi, con dati aggiornati a novembre 2025, condotta su oltre 1.000 aziende, risulta come il livello medio di readiness sia ancora basso (pari a 2,6 in una scala da 1 a 41) e più di un’azienda su due (54,7%) adotti ancora un approccio passivo rispetto alla Direttiva.

1 Alla singola richiesta delle leve presenti è stata assegnata la seguente scala: Non presente=1 Non conosciuto/non strutturato=2 In fase di introduzione/miglioramento=3 Presente utilizzata=4
I 4 approcci ai temi della Direttiva UE 2023/970
A partire da questi risultati, abbiamo poi individuato quattro diversi approcci con cui le organizzazioni si stanno avvicinando al tema della Direttiva UE 2023/970.
1. Approccio passivo – 1 azienda su 3 (30,5%)
L’approccio passivo si caratterizza per l’assenza all’interno dell’azienda di azioni concrete e per una percezione della Direttiva come poco chiara o non prioritaria. Le organizzazioni che adottano questa modalità non hanno ancora avviato alcun processo di adeguamento e rimandano ogni decisione in attesa del decreto attuativo.
Inoltre, queste aziende:
- Non si stanno preparando ad effettuare l’analisi sul divario retributivo di genere o compiere valutazioni interne sui criteri di determinazione delle retribuzioni
- Considerano la Direttiva come un adempimento burocratico senza valutarne impatti strategici o culturali
- Rischiano di rimanere immobili e di perdere competitività
- Procrastinando, non permettono alle proprie persone di percepire il reale impatto culturale e riducono il tasso di coinvolgimento
2. Approccio tattico – 1 azienda su 4 (24%)
L’approccio tattico (24% delle aziende) si concentra principalmente sul rispetto della normativa. Le organizzazioni che hanno scelto questa strada hanno deciso quindi di limitarsi all’adempimento di quanto sarà previsto dal decreto attuativo e si stanno preparando a:
- Elaborare le informazioni minime richieste dalla Direttiva ai candidati, prima dell’assunzione (retribuzione iniziale o fascia retributiva)
- Informare i lavoratori sui criteri di determinazione della retribuzione e sui livelli retributivi per categorie di lavoro di pari valore, ripartiti per sesso. Le prime analisi effettuate in merito hanno un approccio molto conservativo e di carattere nazionale (i dati vengono analizzati per ruolo, per categoria e per livello di inquadramento), non sembra esserci una progettazione immediata verso l’introduzione di sistemi di classificazione dei ruoli. Chi possiede già sistemi di valutazione delle performance e/o delle competenze, sta analizzando i dati incrociando gli output delle valutazioni di cui sopra con altre variabili (come la seniority), identificando tali elementi come criteri oggettivi a supporto delle analisi di equità interna e del gender pay gap
- Calcolare e monitorare i dati che dovranno essere comunicati all’ente preposto, identificando le motivazioni del divario retributivo di genere qualora in alcune fasce superi le soglie definite
- Strutturare un processo in cui sarà necessario implementare le valutazioni congiunte solo se strettamente necessario e in caso di persistente divario retributivo non giustificato
- Evitare eventuali sanzioni, garantendo la conformità formale agli obblighi di trasparenza
3. Approccio in evoluzione – 39,5% delle aziende
Avere un approccio in evoluzione significa andare oltre la semplice conformità e mirare a integrare gli interventi previsti dalla Direttiva con finalità legate alla brand reputation e all’employee value proposition, con focus sulla parità di genere.
Le aziende che stanno adottando questo approccio, rispetto a quelle che stanno applicando l’approccio tattico:
- Implementano sistemi di valutazione e classificazione professionale neutri dei ruoli/sistemi di job evaluation per comunicare e testimoniare l’impegno concreto verso l’equità
- Stanno cercando di definire come comunicare in modo proattivo informazioni di carattere retributivo alle proprie persone
- Utilizzano e comunicano le informazioni sul divario retributivo per rafforzare la propria brand image all’insegna di equità e inclusione
- Producono riflessioni più approfondite sulla parità di genere come elemento chiave della propria proposta di valore
- Realizzano studi per indagare le best practice di mercato sul tema (tramite benchmark retributivi)
Il percorso verso la Certificazione della Parità di Genere (UNI PdR 125:2022) e l’allineamento alle best practice di mercato rappresentano oggi iniziative strategiche e prioritarie.
4. Approccio sostenibile – 5,9% delle aziende
Un approccio sostenibile considera la Direttiva come parte di un processo di cambiamento culturale e organizzativo più ampio, orientato alla sostenibilità, all’equità e all’inclusione. Le aziende che stanno adottando questo approccio:
- Utilizzano attivamente strumenti di job evaluation, valutazione del merito e del potenziale, andando oltre la semplice analisi del divario retributivo di genere, considerando anche altre dimensioni (nazionalità, età, disabilità, ecc.)
- Fanno propria una visione a lungo termine: guardano alla trasparenza retributiva come un elemento fondamentale per costruire una cultura aziendale equa e inclusiva
- Applicano politiche retributive in ottica di Total Reward, riconoscendo e valorizzando le diverse esigenze delle persone
- Effettuano audit specifici e calcoli di regressione che permettono una lettura chiara dei gap retributivi adjusted rispetto a criteri oggettivi e trasparenti, con il fine di identificare le cause delle eventuali disparità retributive e agire su fattori sistemici
Trasparenza retributiva: l’importanza dell’approccio sostenibile in ottica HR
Adottare un approccio sostenibile significa quindi garantire coerenza con i valori aziendali e attenzione alle scelte di politica retributiva in ottica di equità, trasparenza e inclusione. Per queste aziende equità significa individuare criteri di differenziazione oggettivi, chiari e comunicabili che valorizzino il contributo in termini di responsabilità (ruolo) e merito (persona), cercando di mantenere la competitività rispetto al mercato. Essere equi in ottica sostenibile significa avere come driver delle politiche di gestione HR la crescita, l’engagement e il wellbeing delle persone.
Il fatto che equità, trasparenza e inclusione siano elementi presentati nel bilancio sociale o comunicati all’interno dell’azienda in connessione alla tematica di sostenibilità sociale, l’ottenimento della certificazione UNI PdR 125 o la possibilità di effettuare un confronto con le best practice di mercato, sono ancora elementi poco diffusi, ma diventano centrali negli approcci più evoluti.

Trasparenza retributiva: il commento di ODM
“Dalla nostra analisi emerge come sia la cultura organizzativa a guidare la volontà di introdurre politiche retributive eque e trasparenti. Le organizzazioni che adottano un approccio più strategico, con pratiche evolute come l’inserimento di indici dettagliati di equità, trasparenza e inclusione nel bilancio sociale, la loro condivisione interna, l’ottenimento della certificazione UNI/PdR 125 e il confronto con le best practice di mercato, registrano livelli di readiness più elevati”– commenta Miriam Quarti, la nostra Responsabile area Reward & Engagement – “Se tracciamo un parallelismo tra welfare aziendale, smart working e adeguamento alla Direttiva UE su equità e trasparenza retributiva, emerge lo stesso schema evolutivo. Le aziende che vanno oltre il solo adempimento burocratico e introducono leve coerenti con i propri valori tendono a posizionarsi come realtà attrattive e sostenibili. In questa prospettiva, la Direttiva UE 2023/970 può diventare un vero acceleratore nella costruzione di contesti organizzativi inclusivi, in cui trasparenza ed equità retributiva rappresentano gli strumenti necessari per attrarre, motivare e trattenere talenti.”
Lo studio è stato realizzato su scala nazionale, coinvolgendo un campione di 1.094 aziende, stratificato per settore, area geografica e dimensione aziendale.
L’indagine ha analizzato l’attuale livello di conoscenza delle aziende relativamente ai contenuti della Direttiva UE 2023/970 e il loro attuale approccio nella gestione delle politiche di ricompensa suddiviso tra: analisi e monitoraggio dei dati, equità (meccanismi di applicazione), trasparenza (meccanismi di comunicazione).
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